STORYTELLING FARMACEUTICO: COME AVVICINARE CLIENTI E PRODOTTI

STORYTELLING FARMACEUTICO: COME AVVICINARE CLIENTI E PRODOTTI

L’evoluzione delle persone in utenti più informati e consapevoli ha provocato una profonda trasformazione nella comunicazione dei brand che puntano sempre più alla creazione di contenuti utili ad informare ed intrattenere i propri consumatori. Ciò vale anche per le Case Farmaceutiche che hanno ora l’opportunità (e la missione) di poter supportare i pazienti a distanza anche da un punto di vista psicologico, perché ogni terapia rappresenta un percorso nella ricerca di un equilibrio personale. Questo è uno dei principali compiti del marketing nel campo farmaceutico, con l’ideazione sempre maggiore di specifiche campagne d’intrattenimento multicanale che raccontano una storia o offrono un’esperienza d’intrattenimento per scoprire l’utilità di un farmaco. Le recenti produzioni video in circolazione permettono quindi di parlare di Supporto Terapeutico 2.0, una nuova sfida nel mondo della comunicazione che, all’esigenza di contenuti più specifici e profilati da divulgare, risponde forse anche con una maggiore e più coscienziosa etica della comunicazione. Qual è allora la situazione attuale? Come si bilanciano contenuti promozionali e fini educazionali? Ne parliamo con chi si occupa di ideare e realizzare vere e proprie mini-fiction per alcune case farmaceutiche italiane elaborando storie che rendono i pazienti protagonisti, l’autore Dario Nuzzo.

D: Perché lo storytelling è così importante nel settore farmaceutico e quali sono le opportunità che è in grado di offrire?

R: Quando si parla di salute entra sempre in gioco un maggior rapporto di fiducia tra medico, farmaco e paziente. In questo senso l’utilizzo di storytelling permette una connessione maggiore alle emozioni delle persone che soffrono creando empatia, oltre a un valido supporto psicologico.

D: In che modo?

R: Ogni progetto cerca di entrare nel cuore e nella mente di chi soffre una certa patologia, comprendendone le esigenze e problematiche di vita quotidiana. C’è però bisogno anche di un’attenta analisi dei contenuti proposti, perché ogni singola parola può essere veicolo di un importante contenuto educazionale.

D: Come si traduce in un prodotto audiovisivo?

R: In queste Medical Comedy o Medicom come vengono definite, si mette in scena un cambiamento dei personaggi attraverso una presa di coscienza del fatto che per stare bene sia necessario prendersi diligentemente cura di sé. Per questo oltre a rappresentare una testimonianza diretta con cui identificarsi, permettono un’educazione indiretta alle buone pratiche con consigli di benessere in più campi.

Ne è un esempio “Sulla Pelle di Susanna”, la prima web serie sull’Orticaria Cronica Spontanea, curata proprio da Dario Nuzzo e recentemente premiata da Mediastars, il premio tecnico della pubblicità.

D: Qual è stata la formula vincente in “Sulla pelle di Susanna?”

R: La concezione di salute oggi è cambiata: non è più intesa soltanto come assenza della malattia ma più in generale, la gestione della stessa coincide con la ricerca di un benessere tanto fisico quanto psicologico. Ciascun episodio è pertanto affiancato da specifici tutoriali di supporto ad opera di medici specialisti per permettere un approfondimento di quelle tematiche correlate alla patologia come alimentazione, psicologia, stile di vita che coincidono con il reale interesse del paziente.

D: Si può parlare di una nuova forma di tele-assistenza?

R: In un certo senso si. In Italia tra medici e pazienti crescono gli utilizzatori di servizi online, anche alla luce di quanto successo con il Covid-19. E’ quindi ancor di più il momento per utilizzare i video come strumento di prevenzione e supporto terapeutico facendo ricorso anche all’intrattenimento per rendere “piacevole” il trattamento di temi non sempre leggeri. Uno degli ultimi progetti a cui ho lavorato è “Impazienti Cronici” una breve serie di storie per sensibilizzare all’aderenza terapeutica: è la prima volta che una casa farmaceutica produce una serie tv comica dedicata interamente al concetto di prevenzione.

D: Insomma, se fatta bene anche la pubblicità può insegnarci qualcosa?

R: Senza dubbio. La cosa più importante a mio avviso è non fare mai riferimento a specifici prodotti. Si lavora per avvicinarsi quanto più possibile alla condizione psicologica del paziente cercando di offrirgli tutti gli strumenti di cui ha bisogno per la corretta gestione della sua patologia.

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