L’imprevedibilità degli eventi e delle nostre scelte: “butterfly effect”

L’imprevedibilità degli eventi e delle nostre scelte: “butterfly effect”

Almeno una volta nella vita ci è capitato di giustificare un particolare evento come impossibile da evitare, magari definendolo una fatalità che non potevamo prevedere ma che, in un modo o nell’altro, sarebbe comunque successa. La definizione stessa di “fato” trova la sua origine nel latino, fatum (“ciò che è detto”), che indica l’irrevocabile decisione di un dio, di un'entità esterna a noi, ma che per noi agisce secondo indefiniti schemi.

Ad oggi, quello che chiamiamo semplicemente destino ha trovato una denominazione più figurativa come “effetto farfalla”. Viene così chiamato in base al fatto che, secondo questa teoria scientifica, un insetto tanto piccolo può, con un semplice battito d’ali, innescare le condizioni esatte per la formazione di un uragano, magari a migliaia di chilometri di distanza. Ecco, questa semplice raffigurazione vuole spiegarci come ogni evento, concatenato ad un altro, genera un determinato risultato. Da qui il dilemma sorge spontaneo: possiamo dunque prevedere in anticipo e con assoluta certezza l’esito di un evento?

Se ogni azione da noi intrapresa ha delle conseguenze, possiamo comunque in qualche modo determinare noi stessi il risultato che ne deriverà?

La filosofia e la religione interpretano il “destino” secondo prospettive diverse, senza necessariamente escludersi a vicenda, va da sé che il concetto del destino ha anche stuzzicato l’immaginario artistico di sceneggiatori e registi, di scrittori e fumettisti.

Nel periodo del secondo dopoguerra, caratterizzato da una vera e propria rinascita artistica e sociale dopo le drammatiche oppressioni del conflitto mondiale, la produzione cinematografica cominciò a porre maggior interesse ed attenzioni ai problemi sociali e al dramma dell’uomo, donando sempre più profondità e realismo nelle storie narrate e nei personaggi coinvolti.

Nel 1946 sbarcò nei cinema americani quello che sarà poi definito uncult e la cui storia può tuttora considerarsi attuale:“La vita è meravigliosa” (It’s a Wonderful Life ), di Frank Capra.

Può cambiare il destino di un uomo destinato a fallire?

Il protagonista della trama di La vita è meravigliosa è George Bailey (interpretato dall’iconico James Stewart), un uomo semplice dal forte senso altruista e profondo spirito di sacrificio. Pur avendo sogni ed aspirazioni che l’avrebbero portato lontano dalla cittadina di Bedford Falls, fonda in quest’ultima una piccola società ed investe tutto il suo tempo nell’aiutare i suoi concittadini. Qui incontra Mary che successivamente sposerà e con la quale avrà quattro figli.

N el corso del film susseguiranno una serie di sfortunati eventi per Bailey che mineranno ulteriormente la sua stabilità economica ed emotiva : George finisce col sentirsi non solo insoddisfatto della vita precaria che conduce (acquisirà debiti con la banca al punto da rischiare guai con il fisco; verrà “sconfitto” e schernito dal suo avversario, il signor Henry Potter), ma finirà col sentirsi anche impotente in vista di un destino che lo vede cadere nel baratro e trascinare con sé i propri affetti.

È da questo dramma interiore che George arriva a pensare ad un’ultima e violenta soluzione, come una sorta di ultimo gesto altruista per arrivare a risolvere tutti i suoi problemi: ha un’assicurazione sulla vita che coprirebbe le spese della bancarotta ed avrebbe così assicurato un futuro dignitoso per la moglie ed i suoi figli. È questo ciò che pensa Bailey sull’orlo del precipizio ma è proprio qui che le preghiere dei concittadini di Bedford Falls, consapevoli delle difficoltà che stanno affliggendo la persona che si è sempre prodigata nell’aiutarli, vengono accolte: un uomo si getta nel fiume prima del protagonista e quest’ultimo non ci pensa su due volte per trarlo in salvo, scoprendo infine che si tratta di un vero e proprio angelo.

Clarence Oddbody, questo il nome dell’angelo, viene come investito dalla negatività di George che più volte afferma che la vita degli altri sarebbe stata assai migliore se non fosse mai nato. Pertanto, l’angelo trascina con sé il protagonista in una realtà alternativa di Bedford Falls ove, per l’appunto, George non vi ha mai realmente vissuto. Tutto il buono che George ha fatto nell’arco della propria esistenza viene dunque cancellato, di conseguenza il destino di ogni persona da lui incontrata ha subito un decorso completamente diverso e oscuro (per alcuni, anche una prematura morte).

Come può dunque definirsi un fallimento? Le scelte di George hanno influito sul destino degli altri, e la scelta di altri ha influito sul destino di George: quando torna indietro, scoprirà che l’intera cittadina di Bedford Falls si è prodigata per aiutarlo economicamente, riuscendo dunque ad evitare il tracollo finanziario della sua società e così permettergli di ripartire, evitando il carcere.

Le azioni di un singolo che influiscono sul destino dell’ altro?

Come ci viene suggerito da La vita è meravigliosa, era impossibile per George pensare che la sua vita avrebbe avuto un simile e positivo risvolto. Non avrebbe potuto prevedere un destino tanto luminoso dopo gli eventi drammatici che lo hanno colpito, eppure l’imprevedibilità è una costante nella nostra vita. Anche in natura, siamo costantemente partecipi di eventi di difficile comprensione e che sono oggetti di teorie e studi approfonditi per razionalizzarli e darvi così una spiegazione.

Edward Norton Lorenz (matematico e meteorologo statunitense) fu il primo, nel 1963, a coniare la teoria matematica e fisica secondo cui ogni più singola e minima azione, anche all’interno di un ampio sistema, produce inevitabilmente altrettante variazioni a lungo termine che ne influenzano dunque il risultato finale. Da qui la metafora della farfalla.

Il concetto alla base dell’effetto farfalla, secondo cui il mondo e tutto ciò che ne consegue non segue alcun modello e schema preciso risultando dunque lo schema stesso come imprevedibile, ha influenzato non solamente gli studiosi ma ha dato luce ad una moltitudine di opere cinematografiche, musicali, letterarie.

Sliding Doors, film del 1998 e con protagonista Gwyneth Paltrow, è forse tra i primi a semplificare la teoria rendendola egualmente d’impatto ed ampiamente comprensibile su schermo. Il regista, Peter Howitt, ha utilizzato un fattore chiave e scatenante all’interno del film che comporta la creazione di due vere e proprie dimensioni parallele nei quali, la protagonista, vive differenti conseguenze di una sua scelta.

Un po’ come accade nel capolavoro di Frank Capra, vediamo due differenti versioni del destino di Helen, protagonista del film, una delle quali prende la metropolitana e successivamente ciò che accade se invece non l’avesse presa. Le differenze tra le due vicende scatenano dinamiche impreviste ed affatto simili l’una dall’altra.

“Quanti” bivi, magari inconsapevolmente, viviamo ogni giorno?

Similmente a come avviene in Sliding Doors, viene da chiederci quando, anche noi, abbiamo vissuto in egual modo un simile bivio. Viene dunque da chiederci se e quanto il nostro destino è influenzato non solo dalle nostre azioni, ma si influenzi anche in base a quelle compiute da altri. Un incontro fortuito è la conseguenza di altre fortuite circostanze; così come accade in Mr. Nobody, il bollire di un uovo sodo in Brasile crea una minima variazione della temperatura capace di scatenare, due mesi dopo, una pioggia torrenziale dall’altra parte del mondo.

“Un singolo fiocco di neve può piegare una foglia di bambù.”

Il film scritto e diretto da Jaco Van Dormael, Mr. Nobody (2009) vede, tra gli interpreti un brillante Jared Leto, cambia totalmente prospettiva e racconta una storia in cui il protagonista è in qualche modo conscio dei molteplici destini che avrebbe potuto scegliere di vivere.

Nel film, ambientato nell’anno 2092, i bambini conoscono tutto il decorso della loro esistenza prima ancora della loro effettiva nascita, salvo poi venir cancellata loro la memoria al momento della loro venuta al mondo. Nemo in qualche modo non subisce tale trattamento, di conseguenza lui saprà perfettamente ciò che lo attende da qui sino alla fine dei suoi giorni. Può dunque arbitrariamente compiere una scelta anziché un’altra, giacché conosce le conseguenze di ogni singola azione prim’ancora che effettivamente la compia.

I molteplici destini che Nemo vive (o meglio racconta, poiché li ha visti ma non effettivamente percorsi) non verranno però scelti dall’uomo: egli decide di non scegliere, rinnegando in un certo senso tutte le alternative possibili viste per far spazio ad una nuova, a quella che non poteva effettivamente prevedere.

Interrogarci costantemente sulla motivazione, sulla natura, del nostro destino può generare uno squilibrio di fondo che porterebbe al non godere appieno il nostro presente. Nemo ha conosciuto ogni versione di sé, arrivando a preferire di essere nessuno (“nobody”) poiché pensa erroneamente che sia l’unica possibilità che ha di vivere appieno.

Tutti questi film in qualche modo ci consentono di rapportarci al concetto di “effetto farfalla” e quindi alle sue conseguenze. Helen e George sono protagonisti di due film che mettono in luce, nella maniera più chiara possibile, l’effetto farfalla nella vita quotidiana: l’uno attraverso gli eventi concatenati che lo portano a perdere la sua stabilità, per poi essere ricompensato, dallo stesso fenomeno, che riporterà a lui ciò che aveva donato in partenza; l’altra, invece, attraverso una duplice visione di una conseguenza apparentemente innocua ma che sarà l’incipit di due vite completamente differenti.

L’insegnamento che possiamo trarre dall’esperienza di Nemo, invece, è che l’imprevedibilità della vita non è un ostacolo ma un decorso necessario . I sentimenti genuini che vengono scatenati dalle azioni e dagli eventi inaspettati hanno un sapore diverso, permettendoci inoltre di crescere, di maturare e di avanzare come essere umani.

È fondamentale non vivere nel timore di compiere delle scelte. La paura delle conseguenze è lecita nel portarci giudizio, ma non dev’essere l’ancora che ci blocca nello stesso punto, impedendoci di prendere il largo.

Edgar Lee Masters scrisse:

“[...] Dare un senso alla vita può condurre a follia,

ma una vita senza senso è la tortura

dell’inquietudine e del vano desiderio.

È una barca che anela al mare eppure lo teme.”

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